La Sicilia in bici

La Sicilia in bici lungo la Sicily Divide

470km 8900m disl+

 

La Sicilia in bici  è stata il tentativo di riprendermi quegli spazi che l’emergenza Covid ha drasticamente ridotto. Ma soprattutto il desiderio di continuare il progetto Viaggiatore Lento di scoperta della nostra bellissima Italia. La Sicilia l’ho affrontata in solitaria in un cicloviaggio profondamente intimo. L’ho vissuta immerso nei colori ocra dei campi appena arati e nei profumi di finocchietto selvatico e liquirizia.

La Sicilia in bici l’ho percorsa con la mia Arancione in assetto bikepacking ma consiglio di utilizzare una Gravel o una mtb per il percorso che per circa il 70% si snoda su strade asfaltate (anche se spesso difficili da riconoscere).

 


La Sicily Divide

La Sicilia in bici ha abbracciato il progetto Sicily Divide ideato da Giovanni e Danuta di Ciclabili Siciliane, lungo un itinerario che “taglia” la Sicilia da Ovest ad Est. Una lunga linea nell’entroterra siciliano per scoprire luoghi che le rotte del turismo di massa non riescono a raggiungere. La Sicilia più autentica!

La Sicily Divide è stata stupore di fronte alla straordinaria bellezza dell’entroterra siculo, ma  anche rabbia per gli sfregi che l’uomo ha inferto a questa terra. Come nel Belìce, terra ferita nel profondo dal sisma del 1968, rimasta sospesa tra i ruderi degli antichi borghi e l’utopia di una ricostruzione che ancora oggi si manifesta incompiuta.

La Divide è fatica per un percorso per nulla semplice da interpretare, ma su tutto è reverenza per una terra, scrigno di storia e cultura millenaria, che affiora nei racconti di anziani maestri emozionati solo perché ascoltati. È Patrimonio impresso nelle impronte greche e arabe dei suoi borghi.  Nelle chiese bizantine e barocche. Nelle tantissime ferrovie abbandonate che fino a metà dello scorso secolo raggiungevano anche i paesi più sperduti.  La Sicily Divide racconta ad ogni pedalata una storia sempre diversa e affascinante di una Sicilia che è stata e di come è adesso. Un viaggio di sorprese e contraddizioni.

Partenza da Trapani e arrivo a Catania. In totale 450 km con tantissima salita e tante, tante emozioni spesso in conflitto tra loro. La Sicily Divide è un percorso fisso, normalmente diviso in 7 tappe, con 16 check point in bar e ristori lungo tutto il percorso. È un itinerario organizzato, percorribile praticamente tutto l’anno con ospitalità organizzata e un Divider Pass che vi consentirà di entrare nel Club dei Dividers.


 

Le Tappe della mia Sicilia in bici lungo la Sicily Divide

 

Giorno 1 Trapani – Gibellina Nuova
75 km 900 m disl+

Si parte di buon mattino, ultimo check  della bici carica, si accende il gps e comincia il viaggio. Lasciato il centro storico di Trapani si attraversano le Saline prima di deviare a sinistra, attraversare il paese di Paceco e seguire l’invaso di Baiata (uno dei numerosissimi laghi artificiali che incontrerò in questa Sicily Divide). Da qui sarà una lunga pedalata in totale solitudine nella Valle del Belìce senza particolari difficoltà sino al borgo di Vita, dove l’attraversamento del vecchio paese ci immerge tra le rovine del disastroso terremoto che ha profondamente modificato la storia e la geografia di questo angolo di Sicilia. Era la notte del 14 gennaio del 1968.

Dopo pochi chilometri raggiungo Salemi, città di stampo arabo medievale dominata dal Castello Normanno e dalle rovine dell’Antica Chiesa Madre che svettano a lato del castello, fino poi all’arrivo a Gibellina Nuova. Questo paese rappresenta in toto i paradossi della ricostruzione post sisma. Edificata a 20 km dal vecchio borgo ridotto in macerie, il Sindaco volle trasformare questa nuova cittadina in capitale dell’arte contemporanea. Arrivarono qui i migliori artisti e architetti dell’epoca. Purtroppo buona parte delle opere architettoniche sono tuttora incomplete mentre le altre in totale stato di abbandono.

 

Giorno 2 Gibellina – Sambuca di Sicilia
71 km 1400 m disl+

Si parte presto anche oggi con 7 chilometri di leggera salita. Subito mi imbatto in un tratto di vecchia ferrovia che riconosco dall’andamento della strada e da una galleria ferroviaria abbandonata  tra la vegetazione. A Santa Ninfa la prima vera e impegnativa salita di questa Divide: 3 km ripidissimi fino alla cima del Bosco di Finestrelle. Da qui in picchiata fino ai ruderi di Gibellina, oggi inglobati in quella che è la più grande opera di Land Art del mondo: il Grande Cretto di Alberto Burri. Un opera di grandissimo impatto che ha fissato nel cemento i resti di quella che fu Gibellina fino al 1968.

Questi luoghi sono un pugno nello stomaco.  Queste colline custodi delle rovine di Poggioreale, di Salaparuta, Montevago (epicentro del sisma) e Santa Margherita del Belìce mi impongono di attraversarle con assoluto rispetto.  Vedendo ancora gli intonaci interni delle case sventrate sembra quasi di entrare nell’intimità delle genti di allora in un viaggio lungo mezzo secolo.

Lasciata Santa Margherita del Belìce la discesa conduce fino a Sambuca di Sicilia lungo le sponde del Lago Arancio prima di “arrampicarmi” verso il centro del paese. La variante lago purtroppo per me non è stata possibile. La strada invasa di fango e le “attenzioni” di tre cani pastori mi costringono a tornare sulla strada statale per raggiungere Sambuca.

Sambuca è un borgo meraviglioso. Fondato prima dell’anno mille, nasce con impianto tipicamente arabo tutt’oggi ben visibile nel suo centro storico. Ed è particolare vedere come tutto ciò conviva perfettamente con le facciate barocche delle chiese e dei palazzi del ‘700. Sambuca spopolatasi dopo il terremoto, nel 2016 viene eletta Borgo più Bello d’Italia ad attestarne la rinascita.

 

Giorno 3 Sambuca di Sicilia – Cammarata
78 km 1650 m disl+

Partenza da Sambuca lungo il tracciato dell’ex ferrovia che attraversava tutta la Valle del Belìce. Costruita nel primo decennio del 1900 e venne abbandonata definitivamente dopo il sisma del 1968. Anche qui il fango mi mette in difficoltà costringendomi a rientrare a Sambuca per lavare completamente la bici.

Riparto con più di due ore di ritardo. La vecchia ferrovia prosegue tra strade poderali sterrate e provinciali deserte fino a San Carlo dove non si rimane indifferenti al cospetto del grande viadotto ferroviario. Arrivato a Burgio lascio la traccia della ferrovia per la prima vera salita del giorno. Una stilettata di 3 km con pendenze attorno al 17% che porta da Villafranca Sicula ai 600 m di Lucca Sicula.

Lascio la Valle del Belìce. La strada fino all’Invaso Castello procede su strade provinciali pressoché abbandonate, con scorci di una bellezza estrema sulle colline Sicane. Alcuni strappi a 25% in luoghi dimenticati dall’uomo mi tolgono pure la forza di lanciare improperi a Giovanni. Raggiunto il lago si segue la provinciale, 10 km di salita che, attraversando Bivona, conduce ai piedi  strappo prima di Santo Stefano di Quisquina a quota 730m. Mentre salgo rimango colpito dai ruderi di un viadotto ferroviario. Testimone della grande ingegneria civile che nello scorso secolo portò la ferrovia anche nelle zone più impervie della Sicilia.

Decido di continuare per salire ancora ed attraversare l’Altopiano della Riserva Naturale del Monte Cammarata a quota 980m (cima Coppi del Viaggio) e terminare la tappa proprio nel borgo di Cammarata. Arrivo davvero stanchissimo!

 

Giorno 4 Cammarata – Montedoro
47 km 1000 m disl+

Mattinata grigia e piovosa a Cammarata, ma il sole fa presto capolino. Non capisco se sia l’umidità o la faticaccia del giorno prima ma la salita di 6 km verso Mussomeli mi sembra lo Stelvio. Arrivo in paese fradicio di sudore e umidità e trovo ristoro nel check point della Divide. Mi sa che arrivare a Caltanissetta oggi sarà impresa durissima. Prima di lasciare il borgo piccola deviazione al Castello Manfredonico di Mussomeli. Letteralmente aggrappato alla roccia merita il tempo della visita (per i dividers la visita è gratuita).

Ma le sorprese di questa Sicilia in bici non sono finite. Appena fuori Mussomeli, la valle che porta a Bompensiere sembra essersi persa nel tempo. Zero traffico, silenzio assoluto e una vista mozzafiato mi fanno pedalare in un’atmosfera fuori dal tempo. La fatica scompare e pedalo rapito da queste colline quasi fiabesche. Purtroppo sbagliavo e lungo la salita verso Montedoro… finisco la “benzina”. Decido di stabilire qui l’arrivo per oggi. Tappa dimezzata e la notte la trascorro in un albergo diffuso ricavato nella vecchia scuola del paese.

 

Giorno 5 Montedoro – Enna
72 km 1600 m disl+

Lascio Montedoro di buon mattino in una fittissima nebbia per 15 km in leggera salita fino a Serradifalco. Pedalo in un’atmosfera onirica, tra salite e discese lungo le colline con visibilità quasi azzerata. Quando il sole si riprende la scena ne sono quasi infastidito. La strada prosegue lungo la provinciale e l’arrivo nella “civiltà” a Caltanissetta mi coglie impreparato. Quant’è bello pedalare in solitudine su strade deserte. Fortunatamente le cose cambiano subito. Discesa per la Valle dell’Imera (oggi Riserva Naturale Unesco) fino al Ponte Capodarso, opera del XVI secolo rimasta incastrata sotto lo svincolo del viadotto sulla SS 626. Un paradosso dello sviluppo di queste terre.

Da qui proseguo nelle terre della colonizzazione agraria di epoca fascista. Sosta a Borgo Cascino. Piccolissimo borgo agrario costruito nel 1929 nel nulla dei campi, da allora sospeso nel tempo. Scuola Agraria, Palazzo Podesterale, Ente per la Colonizzazione del Latifondo Siciliano sono termini sconosciuti ai più.

Lo spauracchio di ogni divider

Qualche chilometro ancora ed ecco lo spauracchio di ogni divider: le due salite per raggiungere Castrugiuvanni, nome siciliano di Enna. La prima una stilettata di 2 km al 23% per scavalcare una sella a quota 750m tra le Cime del Monte Cannarella e del Monte Bruchito. Poi una discesa davvero impegnativa per una bici carica. E infine  l’ultima rampa asfaltata oltre il 20% per raggiungere la strada principale che porta nel centro storico di Enna a 930 m. E da quassù comprendo perché gli antichi romani la definirono Urbis inexpugnabilis. Il panorama sulle valli che la circondano e sul bellissimo borgo di Calascibetta è difficile da scordare.

 

Giorno 6 Enna – Regalbuto
67 km 1350 m disl+

Da Enna la partenza è in discesa, salvo che sbaglio subito strada e devo risalire per un chilometro per ritrovare la traccia. Fino a Leonforte è un continuo su e giù tra campi arati, vecchie masserie e stalle di pecore. Sembra di pedalare in un’Italia degli anni 50 ma spesso la poesia è interrotta da numerosissimi incontri con cani randagi e pastore che mantengono alto il tasso di adrenalina. Un contadino mi prepara un bastone che fino a Leonforte diventa un ottimo deterrente dalle attenzioni canine. Leonforte si raggiunge con un breve strappo che porta alla spettacolare Granfonte. Fontana monumentale costruita nel 1651 con le sue 24 cannelle di bronzo è una delle principali attrattive di questo borgo assieme alla Fontana delle Ninfee poco distante.

Il percorso continua in un silenzio irreale rotto solo dagli stormi di cornacchie. La breve e ripida salita a San Giorgio mi fa intravedere in lontananza la cima su cui si aggrappa la bellissima Agira. Raggiungerla richiede ancora qualche sforzo.  Borgo di origine greca, poi  arabo, bizantino e medievale Agira nasce e si sviluppa in verticale. Le Stratificazioni storiche sono ben visibili lungo le ripide strade del centro storico che portano al Castello e al Belvedere.

Fortunatamente gli ultimi 10 km si snodano tra la discesa da Agira e le rive del bacino della diga di Pozzallo fino a raggiungere la meta odierna di Regalbuto.

 

Giorno 7 Regalbuto – Catania
65 km 620 m disl+

Ultimo giorno di viaggio, direzione Catania. I primi 15 km corrono tra colline, valloni e masserie fino alla salita a Centuripe  a 550 m di quota. Fatica che scompare sul Belvedere merito di un panorama spettacolare con l’Etna sullo sfondo.

La lunga discesa mi avvicina all’area metropolitana di Catania. L’ocra delle colline argillose lascia spazio al nero della pietra vulcanica. I campi arati sono sostituiti da vaste coltivazioni di aranceti fino ad arrivare a Paternò. Questa purtroppo è la nota negativa del viaggio fatta di incuria e inciviltà che mi spinge a lasciare in fretta questa zona.

Ultimi dieci chilometri in discesa attraversando Misterbianco ed è subito Catania con l’arrivo in Piazza Duomo sotto la Fontana dell’Elefante.  La mia Sicily Divide termina con un tempo “ufficiale” di 6 gg 6 h 40 min. La Sicilia in bici che conferma il mio essere Viaggiatore Lento.  Il giorno seguente si impacchetta e si spedisce la bici e poi il volo verso casa.

 



La fine del viaggio

La sera prima della partenza conosco finalmente di persona Giovanni e Danuta le due menti della Sicily Divide e del Tour Operator Ciclabili Siciliane. A loro i miei ringraziamenti per aver ideato questa straordinaria iniziativa. A Graziella della Ciclostazione di Catania un grande grazie per avermi regalato lo scatolone che mi ha consentito di rispedire a casa la bici in tutta sicurezza.

 

La mia Sicilia in bici termina con un bagaglio enorme di emozioni contrastanti che oggi ancora non riesco a ricondurre a un giudizio univoco. Su tutto però rimane impresso il forte desiderio di tornare a pedalare queste terre per conoscerle ancora più a fondo.

 

 

Scarica qui la traccia del percorso